Le vedove del proporzionale

Il Manifesto anatemizza la nuova legge elettorale con il tono di chi è costretto a difendere l’“ultima spiaggia” della democrazia, che nell’articolo di fondo del quotidiano comunista (a firma di Gianpasquale Santomassimo) viene identificata col sistema proporzionale. E’ una esaltazione della “Prima Repubblica” e persino della “continuità di governo” che l’ha contraddistinta. O è il vecchio timore infantile di “morire democristiani” che si trasforma in un desiderio senile? Al di là delle forzature di merito, come l’invenzione di un’impossibile maggioranza socialista e popolare nel 1919.
29 GEN 14
Ultimo aggiornamento: 23:01 | 5 AGO 20
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Il Manifesto anatemizza la nuova legge elettorale con il tono di chi è costretto a difendere l’“ultima spiaggia” della democrazia, che nell’articolo di fondo del quotidiano comunista (a firma di Gianpasquale Santomassimo) viene identificata col sistema proporzionale. E’ una esaltazione della “Prima Repubblica” e persino della “continuità di governo” che l’ha contraddistinta. O è il vecchio timore infantile di “morire democristiani” che si trasforma in un desiderio senile? Al di là delle forzature di merito, come l’invenzione di un’impossibile maggioranza socialista e popolare nel 1919; e al di là delle affermazioni speciose, come quella di dilatare lo slogan della Pallacorda, una testa un voto, fra elettorato e rappresentanza; quel che non sta in piedi è il richiamo alla proporzionale come “implicita” regola costituzionale, tanto implicita da essere inesistente. In realtà non è il sistema proporzionale a garantire la democrazia, che ha fatto le sue prime prove nel Parlamento britannico da sempre eletto con il maggioritario di collegio. Si potrebbe sostenere che il proporzionale tutela l’autonomia dei partiti, evitando di costringerli ad accordi di coalizione prima del voto. Ma si può obiettare che in questo modo si sottrae all’elettorato la possibilità di giudicare sulla validità della formula (e ormai anche della leadership) politica proposta. I partiti godono dell’autonomia che sanno conquistarsi, e questa era già assai scarsa quando il referendum abolì il proporzionale. La fissità dei ruoli nella Prima Repubblica, determinata da fattori internazionali come la Guerra fredda, ha via via sclerotizzato le formazioni tradizionali riducendone legittimazione e consenso. E’ difficile immaginare che le correnti dc impegnate a disputarsi la continuità di un governo (più o meno) monocolore siano un modello di pluralismo da rimpiangere.